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domenica 3 maggio 2009

Sempre più giù

FREEDOM HOUSE ci classifica come paese PARZIALMENTE LIBERO per quanto riguarda la LIBERTA' DI INFORMAZIONE, con il punteggio di 32/100 siamo in 73esima posizione con Tonga! Pensate che con un punteggio di 30/100 saremmo stati classificati "liberi"...
Nel 2007-2008 avevamo 29 punti quindi eravamo liberi.
Nel 2005-2006 abbiamo raggiunto il nostro record (negativo): 35 punti (parzialmente liberi).
Nel 2004: 33 punti (parzialmente liberi).
Nel 2003: fummo liberi con 28 punti.
Nel 2002: fummo ancora liberi con 27 punti.

Così tanto per diritto di cronaca vediamo gli ultimi nostri presidenti del consiglio:
dall'8 maggio 2008 ad oggi: Berlusconi
dal 17 maggio 2006 all'8 maggio 2008: Prodi
dall'11 giugno 2001 al 17 maggio 2006: Berlusconi

Guarda caso, siamo stati "liberi" proprio in quell'intervallo di tempo in cui Silvio non era sul trono...  


di seguito i Criteri utilizzati per l'assegnazione del punteggio:

LEGAL ENVIRONMENT (0–30 POINTS)
1. Do the constitution or other basic laws contain provisions designed to protect freedom of the press and of expression, and are they enforced? (0–6 points)
2. Do the penal code, security laws, or any other laws restrict reporting, and are journalists punished under these laws? (0–6 points)
3. Are there penalties for libeling officials or the state, and are they enforced? (0–3 points)
4. Is the judiciary independent, and do courts judge cases concerning the media impartially? (0–3 points)
5. Is freedom of information legislation in place, and are journalists able to make use of it? (0–2 points)
6. Can individuals or business entities legally establish and operate private media outlets without undue interference? (0–4 points)
7. Are media regulatory bodies, such as a broadcasting authority or national press or communications council, able to operate freely and independently? (0–2 points)
8. Is there freedom to become a journalist and to practice journalism, and can professional groups freely support journalists’ rights and interests? (0–4 points)

POLITICAL ENVIRONMENT (0–40 POINTS)
1. To what extent are media outlets’ news and information content determined by the government or a particular partisan interest? (0–10 points)
2. Is access to official or unofficial sources generally controlled? (0–2 points)
3. Is there official or unofficial censorship? (0–4 points)
4. Do journalists practice self-censorship? (0–4 points)
5. Do people have access to media coverage that is robust and reflects a diversity of viewpoints? (0–4 points)
6. Are both local and foreign journalists able to cover the news freely? (0–6 points)
7. Are journalists or media outlets subject to extralegal intimidation or physical violence by state authorities or any other actor? (0–10 points)

ECONOMIC ENVIRONMENT (0–30 POINTS)
1. To what extent are media owned or controlled by the government, and does this influence their diversity of views? (0–6 points)
2. Is media ownership transparent, thus allowing consumers to judge the impartiality of the news? (0–3 points)
3. Is media ownership highly concentrated, and does it influence diversity of content? (0–3 points)
4. Are there restrictions on the means of journalistic production and distribution? (0–4 points)
5. Are there high costs associated with the establishment and operation of media outlets? (0–4 points)
6. Do the state or other actors try to control the media through allocation of advertising or subsidies? (0–3 points)
7. Do journalists receive payment from private or public sources whose design is to influence their journalistic content? (0–3 points)
8. Does the economic situation in a country accentuate media dependency on the state, political parties, big business, or other influential political actors for funding? (0–4 points)

Status: Free (0–30)/Partly Free (31–60)/Not Free (61–100)
Legal Environment: 0–30 points
Political Environment: 0–40 points
Economic Environment: 0–30 points
Total Score: 0–100 points

sabato 14 febbraio 2009

Silenzio. Parla Google

Al telefono c’è Marco Pancini, resposabile per le relazioni istituzionali di Google in Italia. L’argomento è l’emendamento “ammazzaFacebook“, approvato il 5 febbraio per iniziativa del senatore D’Alia (Udc). Il parlamentare ieri ha spiegato in questa intervista ad Alessandro Gilioli le sue posizioni e ripetuto che casi come quello delle pagine che inneggiano a Riina potrebbero portare alla chiusura dell’intero social network…

Non posso parlare a nome di Facebook, ma per quanto ci riguarda per la verità è peggio, se chiedessero a noi di togliere una certa pagina, noi lo faremmo subito, come facciamo con ogni contenuto segnalato come criminoso dall’autorità. Invece con questo emendamento lo chiederanno ai provider, ai fornitori di accesso cioè alle aziende telefoniche

Ma mi sbaglio o il nocciolo dell’emendamento D’Alia è che l’ordine di cancellare un dato contenuto e di eventualmente oscurare la pagina viene dal governo?

Tra l’altro questo è uno degli aspetti cruciali. Si crea una nuova filiera, si parla di controlli preventivi, qualcosa che da noi non è mai esistito. E poi in questo momento i ministeri non hanno una struttura adeguata a seguire tuttio ciò che si pubblica in rete, quindi dovrebbe esserci un nuovo organismo. Me lo lasci dir bene, su questa faccenda siamo molto preoccupati, davvero…

Dica pure, ma mi pare che già il fatto - questa è una valutazione mia, non sua - che il governo si occupi “personalmente” di colpire i reati di opinione metta la cosa su un’orbita incredibile fino a poco tempo fa

A dire il vero fino a poco tempo fa il governo, con il disegno di legge Cassinelli aveva dimostrato di capire che esistono profili differenziati di responsabilità per chi si esprime in rete, si pensava ad una differenziazione tra blog individuali e siti che riflettono organizzazioni più professionali. Ora invece pare che la tendenza sia ad omologare il signor Rossi, titolare di un piccolo blog, al direttore di Repubblica. Ma come si fa?

Sta invocando anche lei un tavolo di trattative?

Certamente. Sarebbe così folle avere una sede di discussione nella quale esporre, spiegare, far capire? Perché sa, qui si tratta di istituire una filiera del controllo preventivo che è ignota all’ordinamento italiano. Noi possiamo parlare e parliamo con tutti, dalla polizia postale fino al governo, purché ci sia la volontò di ascoltarci…

E invece arriva l’emendamento D’Alia

C’è un orientamento in una parte del mondo politico che riflette una totale separazione dall’industria internet e dal mondo degli utenti

Loro pensano alle pagine su Riina o agli antisemiti

Ma già oggi è possibile individuare e colpire le responsabilità di chi commette un reato, e mi risulta che ci sia ancora scritto nel nostro ordinamento che la responsabilità penale è personale. Qui invece per la responsabilità di uno si vuole oscurare il diritto all’espressione di tutti

Può descrivere in concreto il meccanismo che la preoccupa, cosa intende quando parla di filiera del controllo?

Lei si immagini la Telecom o qualsiasi altro provider che si vede recapitare l’ordine di rimuovere una pagina “incriminata”. Cosa succede? Chiamano l’autore? Non lo fanno, non possono materialmente farlo in breve tempo. Quindi chiudono tutto il servizio. Per poi riaprirlo a crisi superata… ma ci rendiamo conto a quali paesi stiamo equiparando l’Italia?

La Birmania, la Cina…

Non lo so, ai peggiori della classe in fatto di libertà di espressione: lo ripeto, stiamo parlando del reato d’opinione. A me pare l’abc del diritto.

Spudoratamente copiato da qui